Il mero nozionismo fine a se stesso non determina alcun effetto migliorativo ma anzi peggiorativo: si avranno giovani ragazzi capaci di memorizzare concetti ma incapaci di confrontarsi, di dialogare, di fare dei ragionamenti...

L'irrompere tumultuoso della tecnologia nella vita delle nuove generazioni ha creato un mondo parallelo a quello reale: facciamo riferimento, più nello specifico, al mondo virtuale.
Si tratta di un mondo connotato da superficialità, immediatezza, apparenza, tralasciando l'essenza di ogni persona, la sua unicità e specialità.
Su tale aspetto la scrittrice Susanna Tamaro, attraverso una profonda riflessione, ha espresso il suo pensiero in tale maniera: "È vero che la tecnologia porta una grande ricchezza nelle nostre vite ma, perché ricchezza davvero sia, bisogna imparare a usarla. Usarla e non esserne usati".
Per tale motivo in molti Paesi europei si sta incentivando e rivalutando la scrittura a mano e l'utilizzo dei libri cartacei così da porre un freno al dilagare della c.d. "cultura digitale". Secondo una ricerca del MIUR basata sui test Pisa del 2015, gli studenti italiani con i migliori punteggi nella lettura digitale sono quelli bravi anche nella lettura cartacea e, viceversa, quelli con difficoltà nella lettura cartacea non comprendono nemmeno i testi digitali.
Tale aspetto ci fa comprendere l'importanza di accompagnare, con cura ed attenzione, gli studenti nel loro processo evolutivo, garantendo loro un adeguato sviluppo delle capacità cognitive, senza incorrere nella c.d. "demenza digitale".
L'unica preoccupazione della "scuola-azienda", della "scuola- centro commerciale", sembra essere quella di promuovere tutti gli studenti, di "rendere", ci spiega Susanna Tamaro.
Ma promuovere tutti gli studenti, anche quelli negligenti ed impreparati, così immettendo nel mondo del lavoro giovani incompetenti ed ignoranti, può essere considerato un rendimento o un fallimento? Si tratta di una "efficienza" che è solo apparente e che determinerà delle ripercussioni estremamente negative nella nostra società.
Ecco allora l'importanza ed il valore imprescindibile di un buon maestro che, con la sua sensibilità ed accortezza, con la sua attenzione e capacità di stimolare la curiosità degli studenti, può fare la differenza, trasmettendo non solo sapere e conoscenza, ma anche amore, passione, determinazione nel perseguimento degli obiettivi prefissati.
Ci si pone, dunque, un interrogativo: è più importante imparare a memoria un paragrafo oppure sviluppare le proprie capacita di ragionamento?
"Dobbiamo insegnare ai bambini a farsi domande, suscitare in loro la passione di cercare delle risposte. Non è forse meglio mettere su un tavolo gli ingredienti di una torta e chiedere quanti tipi diversi se ne potrebbero fare, piuttosto che comprare una torta già pronta e richiederne una minuziosissima descrizione? Credo che il nozionismo fine a se stesso produca per lo più due categorie zoologiche di studenti: i pappagalli e i somari. Quelli che sanno ripetere e quelli che si perdono lungo la strada", così incalza la scrittrice Susanna Tamaro nell'esprimere il suo pensiero.
Quindi il mero nozionismo fine a se stesso non determina alcun effetto migliorativo ma anzi peggiorativo: si avranno giovani ragazzi capaci di memorizzare concetti ma incapaci di confrontarsi, di dialogare, di fare dei ragionamenti assennati, giovani disabituati alla relazioni interpersonali, cinici ed asettici. Occorre, quindi, ristabilire quell'alleanza tra scuola e famiglia per poter guidare le nuove generazioni nella giusta direzione, non permettendo loro di perdersi ma riaccendendo passione e determinazione, linfa vitale per crescere in maniera sana ed equilibrata.
Valentina Tropea
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