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Giovani e suicidio, tra i 15 e i 19 anni è tra le prime due cause di morte. In aumentano le richieste di aiuto da parte degli under 30. Come può intervenire la scuola?

Immagine del redattore: La RedazioneLa Redazione

Occorre, senza dubbio alcuno, una profonda riflessione sulla salute mentale dei giovani. Si tratta di una tematica di estrema importanza e delicatezza che...




Occorre, senza dubbio alcuno, una profonda riflessione sulla salute mentale dei giovani. Si tratta di una tematica di estrema importanza e delicatezza che merita un’analisi critica, attenta e dettagliata. Sulla base dei dati forniti da Unicef circa 11,2 milioni di bambini e giovani entro i 19 anni nell’Unione Europea (ovvero il 13%) soffrono di un problema di salute mentale. Circa la metà (48%) di tutti i problemi di salute mentale a livello globale si manifesta entro i 18 anni, eppure molti casi rimangono non individuati e non trattati.


Così come registrato da Unicef l’ansia e la depressione rappresentano il 40% dei disturbi mentali diagnosticati. In alcuni casi il disagio è tale da lasciare i giovani con la sensazione di non avere alternative: il suicidio è, nel mondo, una fra le prime cinque cause di morte fra i 15 e i 19 anni ma in Europa occidentale diventa la seconda, con 4 casi su 100.000, dopo gli incidenti stradali.



Si tratta di una situazione allarmante ed anche la Fondazione Don Luigi Di Liegro di Roma nei primi sei mesi del 2024 ha registrato un aumento delle richieste di aiuto da parte dei giovani per disagi legati alla salute mentale. Il 34% delle telefonate arrivate al Soss, il servizio di supporto, orientamento e sostegno sociale offerto dalla Fondazione, proviene da chi ha meno di 30 anni. Le richieste di aiuto provengono da tutta Italia, con una forte prevalenza della capitale e della sua provincia, pari al 70% sul totale. Gli utenti che si rivolgono alla Fondazione (aumenta la percentuale di telefonate proveniente da 20enni) necessitano di un supporto concreto per far fronte ad alcuni fenomeni come depressione, bullismo, anoressia, difficoltà nel rapporto con la famiglia o a scuola.


“A chiamare sono per lo più familiari e amici, preoccupati per qualcuno, lamentando la mancanza di attività promosse per chi è affetto da una patologia specifica e che spesso si trova a casa da solo, senza un contatto diretto con i Centri di salute mentale. L’aumento di richiesta di aiuto da parte degli under 30 deve spingere le istituzioni e chiunque si occupi di salute mentale ad aprire loro un canale privilegiato. Bisogna investire maggiormente in una rete di servizi psicosociale per le famiglie”, spiega Luigina Di Liegro, segretaria della Fondazione. Ed ecco allora il ruolo determinante della scuola. Insegnanti e genitori, cooperando assieme, possono cogliere delle piccole sfumature, dei piccoli segnali, che sono spesso espressione di un disagio mentale: disagi che tendono successivamente a sfociare in vere e proprie patologie ma che nella maggior parte dei casi sono ignorati o addirittura neppure presi in considerazione.


Occorre quindi un’accortezza ed una tutela maggiore per poter far fronte a tale richiesta di aiuto proveniente dai giovanissimi. La figura di uno psicologo nelle scuole potrebbe sicuramente essere di ausilio per supportare prontamente questi ragazzi, troppo spesso lasciati da soli e senza alcun punto di riferimento. Bisogna agire senza esitazioni e comprendere come alcuni disagi mentali possano essere devastanti: occorre investire e garantire l’accesso a servizi di salute mentale specialistici anche e soprattutto in ambito scolastico.



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di VALENTINA TROPEA




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