Diventare competenti e non potenti, preferire essere un “uomo vero”, invece che un “vero uomo”: questa è oggi la direzione che dobbiamo offrire come...

Svolgere la funzione di educatore, in qualità di genitore, appare oggi più che mai un compito assai arduo, alla luce di una società profondamente mutata che si ritrova a dover far fronte ad un vero e proprio sovvertimento di valori che determina ripercussioni negative proprio nei confronti delle nuove generazioni.
A tal proposito Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli Studi di Milano, alla luce degli strazianti femminicidi verificatisi in questi giorni, esprime il suo pensiero in merito, offrendoci degli ottimi spunti di riflessione.
"Siamo di nuovo straziati da narrazioni di femminicidi, che lasciano noi genitori pieni di dolore, confusione e impotenza. Ma da dove dovrebbe ripartire la prevenzione della violenza di genere: secondo me dalla rieducazione delle mani degli uomini, degli adolescenti, dei bambini. Vanno rieducate le mani dei nostri figli maschi. Devono imparare il codice della cura, della tenerezza, dell’attenzione sensibile (ovvero che sa sentire).
I figli maschi questa cosa la possono imparare dai loro padri, fin da quando sono piccoli. Se tu papà ti prendi amorevolmente cura di me, mi culli, mi cambi, mi addormenti, io imparo da te cos’è l’amore attento e disponibile e tu impari da me la tenerezza, che è il principale antidoto alla violenza. Per anni, ho lavorato con giovani padri, chiedendo loro che cosa avevano provato la prima volta che avevano avuto tra le mani il loro bambino. La risposta di tutti è quasi sempre stata “Ho provato paura: la paura di fargli male”. Perché la prima emozione percepita da un uomo che tiene tra le mani il proprio cucciolo è la paura di fargli male? Perché nel mondo dei maschi le mani vengono più premiate quando attaccano, invece che quando proteggono. Quando danno un pugno invece che una carezza. La potenza è un codice molto più premiato nel ruolo di genere maschile, rispetto alla competenza. Si deve ripartire da qui: dalle mani degli uomini. E in particolare dalle mani dei papà. La paternità rappresenta oggi il territorio del maschile da cui ripartire per una vera prevenzione della violenza di genere, che oggi è più che mai necessaria, come ci dimostrano i terribili fatti di cronaca. Ma ha bisogno di un dibattito più ampio, secondo me, di quello oggi vigente. Ho dedicato a questi temi due libri rivolti agli uomini: 'La vita accade' e 'Da uomo a padre' (Mondadori ed.). Ho scritto anche due libri per i nostri figli maschi: 'Ragazzo mio' (Feltrinelli ed.) e 'Cose che ai maschi nessuno dice' (Feltrinelli ed.) Infine ho scritto un libro per papà e bambini : 'Nella pancia del papà' (Salani ed.).
Mi sento di dire che sono materiali davvero importanti, perché promuovono un nuovo pensiero e un nuovo modo di guardare al maschile e offrono uno spunto oggi ancora poco frequentato per la prevenzione della violenza di genere. Oggi, purtroppo, continuiamo a parlare molto di un 'maschile che aggredisce, violenta e uccide'. È inevitabile, visto i terribili fatti di cronaca. Però, a questa narrazione collettiva, manca un pezzo: serve che a chi nasce e cresce maschio, venga proposta un’immagine alternativa ed emotivamente competente con cui imparare a identificarsi. Oggi – se sei maschio - la prevenzione ti fa capire chiaramente come non devi essere. Però serve anche una prevenzione che mostri ai maschi come è bello e necessario diventare competenti sul piano emotivo e socio-relazionali. Diventare competenti e non potenti, preferire essere un 'uomo vero', invece che un 'vero uomo': questa è oggi la direzione che dobbiamo offrire come prevenzione primaria.
Rivolgo un pensiero pieno di dolore e compassione alle famiglie di Iliaria Sula e Sara Campanella, che oggi vivono lo strazio associato al femminicidio di una persona da loro molto amata", queste le significative e toccanti parole di Alberto Pellai
Occorre, quindi, ripartire dalla rieducazione delle mani dei bambini, degli adolescenti, degli uomini, per poter prevenire la violenza di genere; è necessario rieducare le mani dei figli maschi. Bisogna reimparare ad amare attraverso il codice della cura, della tenerezza, dell’attenzione sensibile, non dimenticando mai che con quelle mani si può tornare a proteggere, ad accarezzare, senza fare mai del male, perché essere degli "uomini veri" significa in primis rispettare la persona che abbiamo dinanzi, permettendole di scegliere liberamente, imparando a rispettare le sue decisioni, perché alla fine ciò che conta veramente è la sua felicità più di qualsiasi altra cosa al mondo.
di VALENTINA TROPEA