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Galimberti: un buon insegnante, attraverso la sua empatia che arriva dritta al cuore, dovrebbe incentivare nei suoi studenti capacità di giudizio, formazione della personalità e capacità di ricerca

Immagine del redattore: La RedazioneLa Redazione

L’insegnante deve insegnare. Per farlo serve una capacità empatica e comunicativa, la fascinazione. Se non apri il cuore, non apri nemmeno…”

La preoccupazione principale di genitori ed insegnanti, alla luce di una società che negli ultimi anni ha subito una profonda metamorfosi, sembra essere essenzialmente il rendimento scolastico, un po’ come se i voti potessero considerarsi dei veri e propri indicatori di benessere e di serenità dei giovanissimi.


Si tratta di un aspetto che il filosofo, saggista e psicoanalista Umberto Galimberti sottolinea dichiarando espressamente che: “L’insegnante deve insegnare. Per farlo serve una capacità empatica e comunicativa, la fascinazione. Se non apri il cuore, non apri nemmeno la testa delle persone. Gli insegnanti dovrebbero essere sottoposti a un test di personalità che valuti queste cose. Se uno non sa affascinare è meglio che cambi lavoro”.


Ad oggi, inoltre, si parla della generazione dei “nativi digitali” proprio a causa dello sviluppo dirompente della tecnologia e dell’informatica, e quindi ci si interroga su quale debba essere il ruolo svolto dalla scuola alla luce di questa profonda trasformazione.

“Quel che mi chiedo è se l’insegnamento dell’informatica è compatibile con gli obiettivi che la scuola dovrebbe proporsi, e che, a mio parere, sono nell’ordine: la formazione, il senso critico e la capacità di ricerca.


La formazione della personalità, che dovrebbe essere lo scopo principale della scuola primaria e secondaria, non passa attraverso l’informatica. Il senso critico, che significa capacità di giudizio, non è alimentato dalla profusione di dati che internet fornisce, se poi chi li raccoglie non è in grado di operare una sintesi. La capacità di ricerca presuppone l’acquisizione di opportune metodologie che internet non fornisce e che possono solo essere insegnate”, queste le considerazioni di Umberto Galimberti.


Quindi un buon insegnante dovrebbe incentivare nei suoi studenti capacità di giudizio, formazione della personalità e capacità di ricerca attraverso la sua empatia che arriva dritta al cuore e che permette di curare l’aspetto emotivo degli studenti, senza il quale non ci sarebbe coinvolgimento e quindi conseguentemente apprendimento.

A proposito dell’informatizzazione della scuola Clifford Stoll, pioniere di internet, scrisse: “Un computer non può sostituire un buon insegnante. Cinquanta minuti di lezione non possono essere liofilizzati in quindici minuti multimediali.


Grazie all’elettronica digitale, gli studenti sfornano risposte senza elaborare concetti: la soluzione di problemi diventa la pressione di tasti. Fisici, chimici, biologi professionisti usano certamente i computer, ma non hanno acquisito le loro competenze grazie a un qualche software”.

Occorre, quindi, rimettere al centro la personalità degli studenti, la loro capacità di giudizio e di agire responsabilmente, alla luce di educatori che fungano da guida e da esempio, educatori che consentano alle nuove generazioni di rifiorire secondo giusta misura.

di VALENTINA TROPEA

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