"È un errore grossolano dell’amministrazione pubblica la decisione di non inserire nello stipendio degli insegnanti precari con contratto ..."
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È un errore grossolano dell’amministrazione pubblica la decisione di non inserire nello stipendio degli insegnanti precari con contratto “breve e saltuario” la Retribuzione professionale docente: lo stanno ribadendo i tribunali del lavoro dopo che sull’argomento si è espressa favorevolmente la Cassazione spiegando che non si possono eludere le direttive europee.
Stavolta a seguire il giudizio della Suprema Corte è stato il Tribunale del lavoro di Verona, che alcuni giorni fa, il 20 febbraio, ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito “al pagamento, in favore di parte ricorrente, della retribuzione professionale docenti per il periodo degli anni scolastici 2020/2021 2021/2022, pari a complessivi € 2501,31, oltre alla maggior somma fra interessi legali e rivalutazione dalla maturazione del credito sino al saldo”.
Nella sentenza, il giudice del lavoro di Verona ha spiegato che “la Corte di Cassazione con orientamento espresso con ord. n. 20015/18 e confermato con ord. 6293/20, n. 12303/2024 e 12309/2024, condiviso inoltre dalla prevalente giurisprudenza di merito, ha ritenuto che, “L'art. 7, comma 1, del c.c.n.l. per il personale del comparto scuola del 15 marzo 2001, che attribuisce la "retribuzione professionale docenti" a tutto il personale docente ed educativo, si interpreta - alla luce del principio di non discriminazione di cui alla clausola 4 dell'accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE - nel senso di ricomprendere nella previsione anche tutti gli assunti a tempo determinato, a prescindere dalle diverse tipologie di incarico previste dalla l. n. 124 del 1999”.
“Il nostro sindacato autonomo – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ha sempre sostenuto che sulla mancata assegnazione della Rpd in busta paga quella della Cassazione rappresenta una Ordinanza esemplare: il parere favorevole - ottenuto sempre da legali Anief e che si somma ad altre delle Suprema Corte, come la n. 20015 del 27.7.201, oltre che alla direttiva 1999/70/CE – ha dato giustizia rispetto al diritto dei precari ‘brevi’ a ricevere l’indennità per docenti e Ata che varia da 80 a 300 euro mensili in più in busta paga, a seconda dell’anzianità: la Suprema Corte ha infatti detto che anche la supplenza di un giorno è utile per ricevere la Retribuzione professionale docente”.
“Per evitare che si cade nei termini di prescrizione – continua Pacifico -, il precario che ha avuto questo trattamento farebbe bene ad inviare il prima possibile una diffida all’amministrazione, tramite Anief, e ricorrere al più presto in tribunale, così da farsi restituire il maltolto che a livello di arretrati possono superare i 3.000 euro l’anno. Dello stesso avviso si è detta l’Unione europea, poiché secondo la clausola 4 dell'Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, l’insegnante che stipula un contratto a tempo determinato, anche per pochi giorni, non può essere trattato in modo meno favorevole dei colleghi già di ruolo”.
LE CONCLUSIONI DELLA SENTENZA DI VERONA
P.Q.M.
Il Tribunale di Verona in funzione di giudice del lavoro, definitivamente pronunciando, ogni contraria e diversa domanda ed eccezione rigettata
1) Accoglie il ricorso e condanna il Ministero convenuto al pagamento, in favore di parte ricorrente, della retribuzione professionale docenti per il periodo degli anni scolastici 2020/2021 2021/2022, pari a complessivi € 2501,31, oltre alla maggior somma fra interessi legali e rivalutazione dalla maturazione del credito sino al saldo
2) Condanna la parte convenuta a rifondere le spese di lite, che liquida in € 1.030 per compensi ed € 49 per compensi, oltre Iva Cpa e rimb. forf. 15% con distrazione in favore dei procuratori antistatari.
Per adesione al ricorso per il recupero della “voce” stipendiale RPD (personale docente) cliccare qui.
Per adesione al ricorso per il recupero della “voce” stipendiale CIA (personale Ata) cliccare qui.
di LA REDAZIONE