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Docenti e ATA: in pensione sempre più tardi, Anief non ci sta e avvia 3 petizioni pubbliche. Tutti possono aderire

Immagine del redattore: La RedazioneLa Redazione

"Ingiustizie e discriminazioni lavorative, ma anche trattenute e “balzelli” illegittimi nello stipendio: sono le parti ... "


Ingiustizie e discriminazioni lavorative, ma anche trattenute e “balzelli” illegittimi nello stipendio: sono le parti “buie” della scuola italiana, quelle a cui l’Anief ha dichiarato guerra perché i danni che determinano al sistema scolastico e ai suoi lavoratori sono immani, mal sopportati e non più tollerabili. Il sindacato Anief ha deciso che non si può più stare a guardare ed è passato al contrattacco: ha predisposto tre diverse petizioni pubbliche, a cui tutti possono aderire, per mettere in risalto certe ingiustizie.


La prima raccolta firme è quella dell’ENAM, l’ente di assistenza magistrale per la scuola primaria e dell’infanzia il cui posto, dopo l’avvenuta soppressione, è stato preso dall’INPDAP, poi inglobata dall’INPS: c’è però sempre in busta paga la trattenuta obbligatoria ENAM, che risale ad un decreto del 1947 e che preleva l’1% dell’80% dello stipendio di tutto il personale della scuola Primaria e dell’Infanzia. Rimane oscuro il reale motivo per il quale questa tassa anacronistica continui a rimanere in vita.


“La petizione cancella Enam – spiega il presidente Anief - vuole sollecitare il Parlamento a rendere facoltativa tale trattenuta legata a fini solidaristici e scelte personali che devono essere prese liberamente dal personale scolastico della scuola primaria e dell’infanzia. Continuare ad applicare queste trattenute fuori dal tempo non fa altro che appesantire la situazione economica dei lavoratori della scuola che ogni giorno che passa diventa sempre più difficile”.

Un’altra petizione intende cancellare la trattenuta stipendiale del 2,5% TFR applicata per legge a tutti i neo-assunti dal 2001: una trattenuta, anche questa discriminante, che non viene applicata agli altri lavoratori del pubblico impiego e nemmeno ai settori privati. Anche in questo caso, per abolirla, il sindacato Anief ha avviato una petizione nazionale on line, così da garantire la parità di trattamento tra tutti i lavoratori della scuola.


“La nostra iniziativa – dice ancora Pacifico - vuole evitare che si penalizzino centinaia di migliaia di lavoratori pubblici, trattati come figli di un dio minore, ma anche che si introduca un intervento legislativo che realizzi quanto deciso con la sentenza della Corte Costituzionale n. 213/2018: vogliamo sollecitare il Governo ad abolire la trattenuta del 2,5% Tfr per i neo-assunti dal 2001, così da garantire la parità di trattamento tra tutti i lavoratori del pubblico impiego ma anche del privato. Perché la privatizzazione del rapporto di lavoro nel pubblico impiego, la legge n. 448/1998 demanda a un DPCM la definizione della struttura retributiva e contributiva dei dipendenti pubblici che passano a partire dai neo-assunti dal 1 gennaio 2001 dalla vecchia liquidazione - quindi dal precedente regime del TFS (trattamento di fine servizio) con aliquota maggiore e trattenuta del 2,5% o dell’IBU (indennità di buona uscita) - al regime del TFR (trattamento di fine rapporto) con aliquota del 9,41 e trattenuta del 2,5% su 80% dello stipendio, non previsto per i lavoratori privati dall’art. 2120 del Codice civile. E c’è anche da dire che i dipendenti degli Enti pubblici non economici alla cessazione del rapporto di lavoro hanno diritto a una indennità di anzianità (IA) a totale carico dell’Ente datore di lavoro e disciplinata dalla legge n. 70/1975.


Va ricordato che sulla questione del TFR 2,5% applicato ai neo-assunti degli ultimi 25 anni, la Corte costituzionale con la sentenza n. 213 del 2018 ha detto in modo chiaro che per “salvaguardare la parità di trattamento contrattuale e retributivo, nel perimetro tracciato dalla contrattazione collettiva e dalla necessaria verifica della compatibilità con le risorse disponibili. Tale principio di parità di trattamento si pone a ineludibile presidio dello stesso diritto a una retribuzione sufficiente e proporzionata”.

La terza petizione del giovane sindacato vuole invece riconoscere al personale docente e scolastico, a tutto il personale del comparto istruzione e ricerca, la stessa finestra per la pensione di limite anagrafico a 60 anni prevista per il personale delle forze militari (d.lgs. 66/2010) e di polizia (d.lgs. 334/2000), con la possibilità, a domanda, di permanere in servizio anche con compiti di tutoraggio e orientamento per i neo-assunti, con incentivi, fino a 67 anni. Inoltre, si chiede, per tutto il personale del comparto istruzione e ricerca (atenei, enti di ricerca, conservatori e accademie), il riscatto gratuito degli anni universitari di valore legale della laurea, previsto per gli ufficiali delle forze militare dall'art. 32 eel DPR 1092/1973, in quanto titolo di accesso alla professione.


A questo proposito, Anief ricorda che sembra intenzione del Governo portare ancora più avanti, di tre mesi, la soglia per lasciare il lavoro. Inoltre, l'ultimo rapporto dell'ARAN sull'età anagrafica dei dipendenti della pubblica amministrazione nel 2021 conferma il progressivo invecchiamento del personale docente e scolastico, e in generale del comparto istruzione e ricerca, rispetto all'attuale riforma delle pensioni che prevede il pensionamento dopo quasi 44 anni di contributi o il limite anagrafico di quasi 68 anni di età.


È significativo che il personale docente e scolastico della scuola italiana, per il 77,4% è di sesso femminile, sia ormai il più vecchio in Europa e nel mondo: 235.741 unità erano in servizio a scuola nel 2021 con un'età over 60 (18 6%), a dispetto di quanto avveniva nelle forze di polizia con 2.296 unità (0,8%) e nelle forze armate con 186 unità (0,1%),  in ragione della specificità dell'ordinamento militare, del rischio, ma a dispetto del burnout che non è riconosciuto agli insegnanti e a tutto il personale scolastico.


“Per superare il gap generazionale tra studenti e insegnanti, svecchiare il corpo docente, intervenire sul burnout, invogliare agli studi universitari – dichiara ancora il presidente Marcello Pacifico – noi riteniamo necessario modificare le norme sull'accesso alla pensione e sul riscatto gratuito degli anni di formazione del personale docente e scolastico e in generale di tutto il comparto istruzione e ricerca. L’obiettivo delle petizioni è quello di spingere il Governo e il Parlamento a cambiare le norme inique, ma anche fare riconoscere finalmente la professionalità e la peculiarità del lavoro del corpo insegnante e di tutto il personale scolastico e del comparto istruzione e ricerca”, conclude il leader dell’Anief.


LE TRE PETIZIONI DEL SINDACATO

Qui di seguito, vi proponiamo le tre petizioni Anief a cui è possibile aderire con un semplice clic:

Stop alla trattenuta ENAM 1% mensile per docenti scuola infanzia e primaria: cliccare qui.

Abolire la trattenuta 2,5% TFR e rimetterla a carico dello Stato: cliccare qui.

Riportare pensione a 60 anni per comparto istruzione e ricerca e riscatto laurea gratuito: cliccare qui.

di LA REDAZIONE

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