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Crepet: un bambino riconoscente, umile e cortese diventerà un adulto gentile, altruista e dedito all’ascolto, capace di esprimere il proprio pensiero in maniera pacata e senza arroganza

Immagine del redattore: La RedazioneLa Redazione

Aggiornamento: 3 ore fa

È fondamentale, nell’educazione quotidiana, insegnare l’umiltà, proprio in quanto è l’arte dell’attesa, del saper aspettare una parola, un incoraggiamento, una critica. Senza umiltà ci si svuota, si cresce con un...

Educare le nuove generazioni all’ascolto appare oggi più che mai davvero difficile e problematico: si tratta, infatti, di un progetto educativo che richiede un’inversione di rotta, reintroducendo nel linguaggio comune delle parole ormai desuete come riconoscenza, umiltà e cortesia.

Si tratta di “un’innovazione sublime”, così come specificato dal sociologo e psichiatra Paolo Crepet.


Basta infatti soffermarsi solo un attimo a guardare una trasmissione televisiva e subito ci si accorge come il linguaggio si sia uniformato a quello dei social network: occorre, infatti, per farsi notare, essere molto teatrali utilizzando toni sostenuti ed esasperati e quindi appare superfluo un ragionamento pacato o una discussione gentile.

Una delle parole che non viene più utilizzata nel linguaggio educativo e familiare è umiltà. Chi ha studiato approfonditamente su un tema o ha un’opinione precisa su argomento viene fortemente penalizzato a favore di chi si presenta come un tuttologo.


“Un aspetto assolutamente catastrofico in termini educativi: si cresce pensando che non sia necessario essere esperti in qualcosa, ma che basti essere del tutto privi di umiltà, ovvero di quel freno inibitorio che trattiene chi sa di non sapere”, queste le significative parole dello psichiatra.

Si è giunti così alla c.d. «incontinenza comunicativa» che formerà saperi non più basati sulla capacità e sull’esperienza ma sulla superbia, potendo dare la propria opinione su qualsiasi argomento e pretendendo che possa essere trasformata in verità assoluta. 


Un po’ come se si volesse trasmettere il messaggio che non occorre ragionare o avere delle competenze ma che sia più facile criticare gli altri, offendendo chi ci sta dinanzi, urlandogli contro, educando alla superbia e all’arroganza e non alla gentilezza e all’ascolto.

“È evidente che le parole umiltà e cortesia diventano cacofoniche in questo contesto culturale. Se si deve controbattere offendendo e alzando la voce, la riconoscenza va cancellata in fretta, tanto quanto l’umiltà. È anche una questione di tempi della comunicazione: se sono sempre più serrati, la spiegazione diventa superflua e distraente, così come diviene ossequioso e barocco qualsiasi riferimento alla ragione”, in tal modo prosegue la sua riflessione Paolo Crepet.


Ecco, allora, l’importanza di educare un bambino alla cortesia come antidoto all’egoismo sociale da cui temiamo di essere sommersi.

“Per questa ragione sarebbe fondamentale, nell’educazione quotidiana, insegnare l’umiltà, proprio in quanto è l’arte dell’attesa, del saper aspettare una parola, un incoraggiamento, una critica. Senza umiltà ci si svuota, si cresce con un cervello cavernoso dove risuona solo il proprio, smisurato, ego: un vestito sempre troppo largo, lontano dall’immagine dell’essenziale”, così conclude la sua considerevole disamina lo psichiatra.


La funzione educativa, svolta da genitori ed insegnanti, riveste un ruolo centrale proprio perché un bambino riconoscente, umile e cortese diventerà un adulto gentile, altruista e dedito all’ascolto, privo di quell’egoismo sociale che sembra privarci di rapporti umani veri e sinceri, inaridendo sempre più le nostre coscienze e non permettendoci di guardare il mondo con occhi diversi, alla luce di una spensieratezza che rende tutto più semplice e meno complicato del previsto.


Avere cura dei giovani oggi significa investire in un futuro migliore, nel quale credere, riporre fiducia, costruendo le basi per una società non più egoista ma aperta al dialogo, all’ascolto, una società che sappia ristabilire quel giusto equilibrio che consenta a ciascuno individuo di ritrovare la strada giusta da percorrere, ponendo la gentilezza e l’umiltà quali punti di riferimento, fari in grado di illuminare il cammino e di riaccendere la speranza, alla luce di un progetto educativo che faccia dei giovani la futura classe dirigente.

di VALENTINA TROPEA





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