"L'immaginazione crea disagio, perché non è prevedibile, la ragione sì. L'immaginazione non possiede regole prestabilite, perché si basa.."

Riuscire a carpire, sin da subito, le inclinazioni e le attitudini dei più piccoli non è cosa da poco, presupponendo un duro lavoro che richiede sicuramente tempo, pazienza, dedizione, e soprattutto una grande capacità di osservazione e di comprensione, senza però per tale motivo perdere la propria autorevolezza tipica dei più grandi e bravi maestri.
La funzione di educatore, in qualità di insegnante o di genitore, presuppone una grande responsabilità, poiché esercitando malamente quel compito si finisce con il precludere ai giovanissimi un adeguato percorso di crescita, che possa fungere da spunto per diventare adulti consapevoli, capaci di agire responsabilmente, sviluppando capacità di sopravvivenza e di adattamento, alla luce di situazioni poco favorevoli che ci si trova a dover affrontare nella vita.
Occorre, quindi, insegnare ai bambini, fin da piccoli, a coltivare la loro creatività e curiosità, accrescendo ambizione ed autostima, riscoprendo il coraggio di arrivare fino in fondo, utilizzando una risorsa preziosa come l'immaginazione.
A tal fine il sociologo e psichiatra Paolo Crepet esprime il suo pensiero in merito attraverso una riflessione accurata e degna di nota.
"L'immaginazione crea disagio, perché non è prevedibile, la ragione sì. L'immaginazione non possiede regole prestabilite, perché si basa sull'innocenza. L'immaginazione infastidisce in quanto esercizio scomodo e asimmetrico: non segue necessariamente un ricavo, una convenienza, cerca di andare oltre, senza sapere dove. Eppure, senza l'immaginazione l'uomo si sarebbe estinto come i mammut, non sarebbe stato in grado di inventare nulla: non il fuoco, il ferro, la ruota e nemmeno Internet. Tutto comincia dalla curiosità, anche se questa da sola non basta", queste le parole dello psichiatra.
Si pensi, ad esempio, ad un architetto che non progetta l'esistente perché per fare questo basterebbe un comune software di un computer. L'architettura è l'arte dell'immaginazione applicata al solido.
"Un grande architetto, quando scarabocchia su un pezzo di carta, una tovaglia o un pacchetto di sigarette, non sta trastullandosi, ma sta facendo l'essenziale per sé: è l'esercizio dell'immaginazione, esattamente come quello di uno scrittore che all'improvviso si annota una parola che mentalmente. Capita mentre si passeggia, si entra in metropolitana, si legge un giornale, si cena o ci si alza presto la mattina", così conclude lo psichiatra.
Occorre, pertanto, consentire ai bambini di avere un luogo ideale dove sperimentare curiosità, creatività ed immaginazione. Con il passare del tempo, maturando, i giovanissimi devono prendere atto dell'importanza di non avere paura, e di arrivare sempre fino in fondo, avendo la forza di sostenere le proprie idee senza tirarsi mai indietro ma anzi lottando fermamente per ciò in cui si crede senza mai mollare.
di VALENTINA TROPEA